Diamo voce a un professionista: il Marketing No Profit per chi lo fa di mestiere

Parla Fabio Taggi per raccontarci più da vicino il mondo del marketing non profit

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La forza trainante delle organizzazioni no profit sono, da sempre, le donazioni raccolte. È qui che entrano in campo aziende come Core Marketing d.i. che si occupa di prestare servizi di marketing diretto face to face e sceglie di rivolgersi esclusivamente a organizzazioni no profit internazionali. Nei giorni scorsi mi sono recata alla sede di Milano di quest’Azienda e ho incontrato Fabio Taggi, Owner di Core Marketing d.i., per comprendere le dinamiche del “lavoro sul campo” e cosa significhi lavorare per questo settore.

A differenza di quel che si possa pensare, raccogliere donazioni per strada o bussando alle porte di migliaia di persone non è un’attività per tutti. Per questo Core Marketing fa una scelta ben precisa: «Si cerca di capire fin dal primo colloquio se il settore del non profit possa suscitare l’interesse dei candidati». Oltre a questo però, aggiungono: «L’aspetto che per noi è molto, molto importante è far sì che tutte le risorse che collaborano col nostro gruppo riescano, in primis, a farsi ascoltare dalle persone. Ciò che è fondamentale nel settore non profit è che la donazione rispecchia una scelta individuale: se una persona vuole fare una donazione la fa, se invece è assolutamente contraria al settore non la farà mai, indipendentemente dal dialogo che si può intraprendere con il collaboratore. Puoi essere, quindi, molto bravo nella vendita, puoi insegnare anche le migliori tecniche di marketing, però su ogni adesione c’è il numero verde per poterla annullare, quindi al momento in cui termina l’”effetto” e l’entusiasmo trasmesso alla persona, si ritorna con i piedi per terra: chiamano e annullano l’adesione. A noi interessa lavorare con candidati che abbiano già interesse e curiosità nei confronti del settore. Il nostro compito, poi, è fornire ai collaboratori gli strumenti opportuni perché attirino l’attenzione e l’interesse di più sostenitori possibili, riuscendo a essere competenti soprattutto nel primo approccio con le persone».

supporto-cartaceo--opinioni--questionario--si_3300724 Come emerge da queste parole spesso il pubblico è già informato  sull’organizzazione non profit e già possiede un’opinione in merito. L’elemento  cruciale, dunque, consiste nel saper attirare l’attenzione delle persone già  interessate, ma che – almeno fino a quel momento – non hanno mai avuto modo  di dedicare “quei cinque minuti in più” per compilare un’adesione, e che, grazie  alla competenza dei dialogatori, possono essere guidate ed incoraggiate a farlo.

 Risulta, inoltre, importante saper motivare i collaboratori nella loro attività e quindi  valorizzare il loro impegno. A questo proposito Core Marketing adotta una politica meritocratica. Per quanto concerne l’aspetto economico offre un compenso fisso mensile (indipendente quindi dai risultati) affiancato da provvigioni e bonus correlati alle adesioni raccolte. Fabio, forte della sua esperienza sul campo, afferma che in questa attività l’aspetto economico non ha il vero ruolo centrale, ma secondo lui «La motivazione spesso la si prende dal proprio miglioramento personale. Difatti i ragazzi che collaborano con noi parlano in media con 30 persone al giorno dialogo e ciò implica avrei un approccio con almeno 100-150 persone. A mio parere almeno la metà della motivazione viene proprio da quella che può essere la tua crescita personale».

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Raccogli ciò che Semini”. Durante l’intervista questa massima pare essere la trama che anima il lavoro nel no-profit. Essere consapevoli che la qualità dell’operato di oggi influenzerà quello di domani, in un’attività il cui esito di ogni approccio dipende dalla soggettività di ogni potenziale donatore, risulta più che mai fondamentale.

il mio futuro tema Come osserva l’Owner, infatti : «Se oggi porti avanti un lavoro in maniera disonesta o non  qualitativa nei confronti del settore non profit, sicuramente ti troverai dopo qualche tempo a  scontrarti con delle problematiche in termini di credibilità e, quindi, con un pubblico che non  ha più fiducia nei confronti del tuo lavoro. Questa sfiducia può essere nei confronti del  singolo dialogatore o dell’azienda, ma anche – in maniera più grande e molto più grave – nei  confronti dell’organizzazione rappresentata. […] Secondo me bisogna basare la maggior  parte delle decisioni su quello che verrà domani».

 Giunti al termine del nostro incontro, abbiamo trattato dei miglioramenti attuabili, a  partire dalla qualità del lavoro sul campo: «Mi rendo conto che di controlli qualitativi ce ne sono solamente dal punto di vista economico e non dal punto di vista operativo e pratico […]monitorando soprattutto la parte operativa, il ritorno economico del collaboratore è maggiore. Si otterrebbero anche tutta una serie di benefici in termini di immagine e di idea che dai alle persone». Il suggerimento di Fabio risulta, quindi, un monitoraggio, non solo sui ritorni economici e sul numero di adesioni, bensì sull’attività del dialogatore nella sua totalità, con un occhio di riguardo soprattutto alla qualità del servizio. Si potrebbe, a questo riguardo, indagare più approfonditamente e mediante questionari telefonici, come abbia avuto luogo il dialogo con il collaboratore.

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«Le organizzazioni non profit devono rivolgersi, oggi nel 2014, a dei professionisti, perché non dobbiamo nascondere che ci sono sempre meno fondi a disposizione. Anche donare 10€ oggigiorno è più difficile che dieci anni fa. Bisogna optare per scelte che vertano sulla professionalità e la preparazione delle risorse umane che si hanno a disposizione, investendo di più su attività similari alla nostra».

Con quest’ultimo suggerimento si è conclusa l’intervista, ringraziando Fabio Taggi per la disponibilità e per averci avvicinato, anche se per poco, al mondo del marketing non profit.

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